Rassegna stampa su Giovanni Rissone


da La Repubblica del 03-10-2003

Ferro: "Né corrotto, né usuraio"

Il dirigente arrestato nega tutto: sono pulito, lo dimostrerò

Clicca per scaricare l'articolo originale (formato pdf) Ha contestato tutte le accuse punto per punto Ciriaco Ferro, comparso ieri di fronte al gip e al magistrato Paolo Storari per l'interrogatorio di garanzia nel carcere delle Vallette. Secondo quanto racconta il suo avvocato, Luca Dalla Torre, il dirigente della Sanità arrestato lunedì scorso nel suo ufficio in assessorato, nell'ambito di un'inchiesta sui rapporti fra le cliniche private piemontesi e le istituzioni, ha respinto con fermezza l'accusa di aver preso parte a un giro di usura insieme a Domenico Cotroneo, (un prestasoldi di Saint Vincent di cui Ferro ha detto "non lo conosco nemmeno"), mentre ha parlato a lungo degli "affari" fatti con Salvatore Verducci, titolare della casa di cura (poi fallita) Bernini di Torino.
L'accusa mossa dagli inquirenti di aver favorito la clinica in cambio di regali e favori. Il legale racconta che Ferro ha portato a sua discolpa in aula alcune matrici di assegni che proverebbero il pagamento della Porsche e della barca ancorata nel porto di San Remo. "Cose che Verducci mi ha venduto a un prezzo vantaggioso perché eravamo amici - avrebbe detto Ferro - ma non si è trattato affatto di regali". A proposito dell'auto Ferro ha raccontato che Verducci, dopo un grave incidente, aveva deciso di disfarsene e l'aveva venduta a lui permettendogli di pagare con calma sessanta milioni. "Dei primi trenta abbiamo già portato le matrici degli assegni - dice l'avvocato - il resto lo ha pagato in contanti". Ferro ha negato, fra l'altro, che l'imprenditore avesse messo per lui a disposizione delle prostitute, ma ha ammesso di avere incontrato una ragazza in una sola occasione (non quella contestata dall'accusa) insieme a lui a Sanremo. Infine il capitolo Bernini: "In questa vicenda - afferma Luca Dalla Torre - Ferro non ha commesso alcuna irregolarità. La clinica non aveva più i requisiti per poter essere considerata una casa di cura, ed erano a rischio numerosi posti di lavoro. Politicamente non poteva permetterlo. E così ha elaborato una serie misure per trasformarla in una Rsa".
Alle Vallette il giudice per le indagini preliminari, Alberto Viti, avrebbe anche dovuto ascoltare Salvatore Verducci che invece, sembra per motivi di salute, non si è presentato. Mentre Domenico Cotroneo, difeso dall'avvocato di Aosta, Corrado Bellora, ha parlato a lungo ai magistrati ammettendo alcuni degli episodi contestati della Guardia di Finanza, puntualizzando però che si è mai trattato di usura. Cotroneo nega di conoscere Ferro, ma gli inquirenti vogliono scavare ancora nell'attività sua e del suoi "clienti", fra i quali potrebbero figurare nomi considerati interessanti. Domani il prestasoldi verrà interrogato nuovamente dal pm a partire dalle nove di mattina.
(o. giu.)

In migliaia di intercettazioni il filo di Arianna che unisce i numerosi protagonisti della vicenda

I pm guidati da un telefonino. "In ufficio ci sono 13 mila euro"

"L'hanno arrestato? E per quale motivo? Gli hanno trovato addosso qualcosa?". È il pomeriggio del 19 dicembre 2001. Il telefono di Ciriaco Ferro, come quelli di molti altri dirigenti della sanità piemontese, è particolarmente caldo. Il direttore regionale della sanità vuole conoscere i particolari e le ragioni di un arresto eccellente. Alle 11,30 di quella stessa giornata infatti Luigi Odasso aveva telefonato alla moglie dal suo cellulare: "Mara, c'è la Guardia di Finanza, vogliono portarmi in caserma. Vai a casa e metti a posto tutto. Mi arrestano".
Dunque, quando il direttore generale delle Molinette finisce in carcere il telefono di Ferro è già sotto controllo come quelli di altri importanti interlocutori del manager di corso Bramante. Una scelta che si sarebbe rivelata decisiva per la Procura perché dalle intercettazioni dell'utenza di Ciriaco Ferro, proseguite fino alla primavera inoltrata del 2002, è nato il filone dell'inchiesta oggi condotta dai pm Paolo Storari e Roberto Furlan. All'inizio, scrive nell'ordinanza di arresto il gip Alberto Viti, "le conversazioni (di Ferro n.d.r.) non avevano carattere sicuramente univoco nella direzione corruttiva". Ma successivamente i sospetti degli inquirenti sono aumentati. Intercettando il numero telefonico di Ferro sono comparsi prima il titolare della clinica Bernini, Salvatore Verducci, poi il suo avvocato Giorgio Chemi. E intercettando Verducci e Chemi è comparso anche il prestasoldi di Saint Vincent, Domenico Cotroneo. Il telefonino di Ferro è stato insomma il filo di Arianna che ha consentito ai pm di individuare tutti i protagonisti della vicenda.
Nelle conversazioni intercettate con Odasso, Ferro si presenta come strenuo difensore del suo assessore, Antonio D'Ambrosio.
Nella conversazione numero 3.373 del 21 novembre 2001 i toni sono apri. Ghigo e l'assessore alla sanità hanno appena deciso di tagliare i fondi e di ridurre il budget delle Molinette. Odasso scrive una lettera pubblica, firmata anche da altri direttori generali, in cui protesta vivacemente. "Gigio (il soprannome di Odessa n.d.r.) chiama Ciro (Ferro n.d.r.) e dice che ha sentito quello lì ed è a posto. Poi Gigio parla della notizia apparsa sui giornali a riguardo della lettera data a Ghigo. Ciro lo avvisa che la prossima settimana ci saranno dei controlli da parte della Regione. Gigio dice che vuole attaccare D'Ambrosio e Ciro risponde di non fare fesserie. E aggiunge: "Stai attento a come parli"".
Ma è nelle conversazioni intercettate nella primavera del 2002 che la "notitia criminis" si sostanzia. Quando entrano in campo Verducci, Chemi e Cotroneo il linguaggio si fa assai più esplicito. Giri di usura, grandi quantità di denaro che entrano e escono, barche, auto di lusso. Un venerdì Verducci chiama Chemi: "Passa in ufficio da Ferro, ci sono 13.000 euro da ritirare". Poi le gite a Sanremo. Verducci chiama Ferro: "Ho organizzato un giro in barca per sabato. Sei con noi?". Non solo notizie allegre. Chemi, avvocato di Verducci, deve giustificare le richieste di denaro del principale. Telefona a Ferro: "Non so proprio come spiegartelo. Questo Verducci fa casini in ogni modo. Non so dove fa sparire i soldi". Solo una piccola parte delle intercettazioni effettuate a carico di Ferro e dei suoi amici è stata finora utilizzata negli atti del processo. Che cosa contengono le altre telefonate intercettate? Quali nomi e quali circostanze vengono citati?
Paolo Griseri

Povera sanità ridotta a business

Proprio come accede quando si ha la capacità di inventiva della chiamata dell'Ufficiale Giudiziario delle vecchie preture di un tempo.
Ed allora il ricordo ti porta anche a valutare con lo stesso metro il comportamento sempre della Regione Piemonte, nei confronti degli Ospedali e delle Case per anziani della Comunità Valdese: altra operazione che lascia perplessi.
E l'abbinamento conferma il sospetto che in fatto di decisionismo c'è abbondanza, molto meno di intelligenza e di capacità creativa.
Avendo operato per oltre 25 anni nel campo ospedaliero e dell'assistenza agli anziani so per esperienza quale valore umano rappresenti per il cittadino, nel difficile momento in cui la salute e il vigore vengono meno, il trovare accoglienza adeguata presso Unità ben attrezzate e ben gestite e dove vale ancora il non sentire che tutto viene misurato e dominato solo dall'imperante dominio del dover quadrare i conti ad ogni costo.
Se passiamo agli altri titoli del primo ottobre, che riguardano la malasanità, le domande si accavallano, soprattutto perché partendo dal primo scandalo Odasso delle Molinette, che interessava una pluralità di soggetti, si è proseguito con il business delle valvole cardiache e si arriva ora al nuovo esplodere di una corruzione che si permette barche, auto di lusso, prostituzione di alto bordo accompagnata sicuramente da robuste tangenti: una corruzione oscura e volgare che aggrava ancora la mancanza di rispetto per le regole e l'irrisione per la gente onesta.
Ma c'è una domanda che fa premio sulle altre: sino a quando si pensa di poter gestire, direi non gestire, i controlli (almeno quelli!) che qualsiasi buon amministratore valuta primario?
E questo in un mondo dove ormai il metro che domina è il saper fare miliardi a qualsiasi costo ed in qualsiasi modo.
Il promuovere ricuperi di dubbia correttezza avendo prima, forse, non valutato bene i costi e i ricavi degli Enti, non può permettere alla Regione Piemonte di tentare l'applicazione di procedure di rivalsa tutte da esaminare e valutare nella loro liceità.
Cornelio Valetto

Torna all'elenco degli articoli