Rassegna stampa su Giovanni Rissone


da La Repubblica del 01-10-2003

L'inchiesta si allarga alle cliniche private

Clicca per scaricare l'articolo originale (formato pdf) I finanzieri tornano negli uffici della Regione per consultare i documenti sequestrati, le indagini si allargano a tutte le case di cura private del Piemonte, gli interrogatori di garanzia a Ciriaco Ferro e Domenico Cotroneo slittano alla giornata di domani. Hanno trascorso tutta la mattinata, ieri, nella sede dell'assessorato di corso Regina, gli uomini del maggiore Ermanno Palombini autori del blitz che ha portato in carcere uno degli uomini chiave della sanità piemontese: le indagini sono tutt'altro che concluse e procedono ora volte a chiarire tutti rapporti dei pubblici ufficiali con i gestori della sanità private. Rapporti delicati che potrebbero rivelare comportamenti illeciti anche degli altri dirigenti della sanità che tenevano contatti diretti con i titolari delle case di cure.
Già nel testo dell'ordinanza di custodia cautelare sono citati più volte nomi di direttore generali delle Asl. "Dalle indagini - scrive Alberto Viti, giudice per le indagini preliminari - emerge un quadro sistematico e continuo di gestione illecita della sanità privata. In tale quadro, si basi bene, l'attività di Verducci e Ferro non emerge isolata... il settore della sanità torinese risulta dominato da gruppi di interesse che non disdegnano gli asservimenti corruttivi e l'utilizzo della funzione pubblica nel modo più favorevole agli interessi privati". Sembra che le indagini saranno ora volte a chiarire i ruoli di questo "fitto intreccio" di rapporti tra Ferro, Verducci e numerosi personaggi dei quali alcuni sono già stati individuati. Non ci sono invece indicazioni di alcun genere che possano far riferimento a comportamenti illeciti dell'assessore alla Sanità, Antonio D'Ambrosio, o di altri politici della Regione.
Ciriaco Ferro, responsabile della sanità privata e degli accreditamenti a cliniche e case di cura di tutto il Piemonte, è accusato di corruzione e di concorso in usura. Secondo i pm Roberto Furlan e Paolo Storari, che coordinano le indagini, avrebbe accettato regali da Salvatore Verducci, titolare della casa di cura Bernini in cambio di agevolazioni. Le intercettazioni che hanno dato il via a questa inchiesta risalgono alle indagini che nel 2001 hanno portato in carcere Luigi Odasso.
Ottavia Giustetti

Pressioni e complimenti ai dirigenti delle Asl

Per quanto potente, Ciriaco Ferro non riusciva a garantire da solo i favori al suo amico Salvatore Verducci, titolare della clinica privata Bernini. Il direttore regionale della sanità aveva bisogno di convincere i responsabili delle singole Asl ad accelerare le pratiche, non essere troppo fiscali nei controlli, insomma agevolare l'attività dell'amico. Per questo i pm e gli uomini della polizia giudiziaria stanno ora vagliando attentamente le intercettazioni delle telefonate tra Ferro e i dirigenti sanitari: per capire se le richieste di intervento del braccio destro di D'Ambrosio erano accolte. Se, insomma, qualche direttore si sia potuto rendere complice dei reati di Ferro.
Nell'ordinanza che decreta l'arresto del direttore regionale della sanità sono citate alcune telefonate che testimoniano le frenetica attività di Ferro per favorire Verducci. Il 27 maggio 2002 Ferro telefona a Verducci: "Devi fare due cose", dice il direttore all'amico. "La prima, domattina, ti aspetta Lombardo alle nove". Mario Lombardo è direttore generale dell'Asl 1. La seconda cosa da fare "riguarda l'Asl 3. Devi premiere contatto con Cabodo", uno dei dirigenti della struttura diretta da Antonio De Intinis. Verducci protesta: "Guarda che (Cabodo n.d.r.) ha già detto che non vuole fare niente". Ferro lo rassicura: "Tu vai lì perché il suo direttore gli parlerà in questo senso".
In alcuni casi Ferro e Verducci incontrano direttori che si meritano il loro plauso. Nel maggio del 2002 Verducci ha bisogno di stipulare una convenzione tra la clinica Bernini e l'Asl 4 diretta da Giulio Fornero. Fornero chiama Verducci e discute sui prezzi delle prestazioni.
Fornero: "C'è un casino. Avete segnalato una tariffa...".
Verducci: "Ma quella la rivediamo. Ci mettiamo intorno a un tavolo...".
Fornero: "Ah ecco".
Verducci: "Quelli sono il massimo che posso chiedere".
Fornero: "Non ci autorizzano a sottoscrivere convenzioni al di sopra di un tetto".
Verducci: "Questo lo so già. Però dal memento che l'anno prossimo poi ci saranno i soldi".
Fornero: "Ah vabbè, l'anno prossimo".
Verducci: "Si può salire, si può salire di quota".
L' interessamento di Fornero è apprezzato da Verducci. Che due settimane dopo telefona alla moglie, Anna Maria.
Verducci: "Hai saputo la notizia?".
Anna: "Si, sei contento?".
Verducci: "Eh Fornero è un amico, proprio un ragazzo d'oro. M'ha risolto tutti i problemi. Stamattina sono andato da questo, mi aveva dato appoggio ma significava che mentre faceva tutto l'iter ci voleva un mese".
Pochi istanti dopo il titolare della Bernini comunica il suo entusiasmo anche all'amico Ferro.
Verducci: "Ah stamattina ti ho cercato, tu non c'eri. Meglio di quanto si pensava perché Giulio (Fornero n.d.r.) è sempre un signore".
Ferro: "Eh".
Verducci: "La sua (dipendente n.d.r.) ha fatto un solo coso per tutte e cinque".
Ferro: "Ueh".
Verducci: "Allora già mi arriva tutto preparato. Hanno preparato tutto loro. Lombardo stamattina è stato pure un'altra persona a posto eh".
Ferro: "Si, si".
Verducci: "Da contarci con la mano, cioè con due mani. Poi te lo dico da vicino... Hai capito? Una persona a modo. Pronto?". Cade la comunicazione.
Nessuno degli interlocutori di Ciriaco Ferro e Salvatore Verducci risulta raggiunto da provvedimenti dell'autorità giudiziaria. In molti casi non è infatti facile stabilire se l'intervento per sveltire una pratica o accelerate un controllo è conseguenza della lodevole intenzione dei manager pubblici di fare efficienza o, al contrario, il frutto di un accordo illecito con i titolari delle aziende private. Sciogliere il dilemma sarà uno dei compiti degli inquirenti nelle prossime settimane in attesa che il quadro delle responsabilità dei singoli protagonisti di precisi meglio. Molte puntualizzazioni potranno venire dagli interrogatori dei tre arrestati previsti per il fine settimana dopo le audizioni di rito di fronte al giudice per le indagini preliminari.
Paolo Griseri

Citato nelle intercettazioni

Parla Fornero "Snellivo le procedure"

Giulia Fornero, direttore generale della Asl 4, il suo nome compare diverse volte nella intercettazioni della Guardia di finanza: lei conosce personalmente Salvatore Verducci?
"Si, ho avuto rapporti con lui perché una delle sue cliniche private si trovava sul territorio della mia Asl".
In una telefonata registrata il 15 maggio 2002, Verducci le chiese di ricontrattare le tariffe della convenzione.
"Risposi che non potevo pagare quanto chiedeva perché la sua domanda superava il tetto imposto dall'assessorato".
Verducci le ha mai chiesto altro genere di sostegno?
"Niente più, di quanto mi abbiano chiesto gli altri imprenditori che mi telefonavano, e che lo fanno tutt'ora, per concordare piccoli dettagli o chiedermi che le pratiche di accreditamento siano sveltite. Normalmente durano mesi e qualche volta ho data una mano per accelerarle".
Ciriaco Ferro ha mai esercitato pressioni su di lei affinché concedesse trattamenti di favore a qualcuno?
"Non che io ricordi".
Salvatore Verducci, in una conversazione del 28 maggio scorso, parla di lei con la moglie e dice: "Eh Fornero è un amico eh, è proprio un ragazzo d'oro...Mi risolto tutti i problemi". A cosa si riferiva?
"Avevo inviato una delle mie collaboratrici a controllare che la clinica fosse in ordine prima di mandare i pazienti. Ma l'accreditamento era già fatto, ho solo abbreviato i tempi".
(o. giu.)

L'interrogatorio secretato ad Odasso, la Cardioteam, gli interventi in calo nelle strutture pubbliche

Quando Ferro garanti a Di Summa che...

All'origine c'è sempre l'inchiesta Odasso, la madre di tutte le indagini giudiziarie recenti sulla sanità. Da Odasso i pm sono tornati, anche in tempi recenti, per chiedere lumi sui rapporti tra la sanità pubblica e le strutture private. È successo nel marzo scorso quando l'ex manager di corso Bramante ha rilasciato dichiarazioni tanto scottanti da essere tutt'ora secretate. I pm gli hanno chiesto conto, tra le altre cose, sulle ragioni che lo avevano spinto ad autorizzare gli interventi di cardiochirurgia in una clinica privata all'epoca non accreditata, la Cellini. Odasso avrebbe risposto che l'idea era stata fortemente caldeggiata dall'assessore D'Ambrosio e dal presidente Ghigo.
Alla Cellini operavano all'epoca i medici del gruppo Cardioteam guidato da Marco Diena. La scelta della Cellini non era piaciuta a Michele Di Summa, cardiochirurgo delle Molinette in rotta di collisione con i colleghi di Cardioteam. Di Summa aveva protestato vivacemente con il direttore generale dell'ospedale: "Odasso - ricorda oggi Di Summa - aveva organizzato una riunione per tenermi buono. Ci trovammo presso la sede della Fornaca. Era presente uno dei dirigenti della Cellini, Marco Giusta, e c'era Ciriaco Ferro. Ferro disse che non dovevo agitarmi perché sarei diventato il responsabile del polo cardiochirurgico pubblico privato che stava per nascere nella regione".
Nei giorni scorsi la Finanza ha effettuato una nuova perquisizione alle Molinette e presso gli uffici regionali per acquisire nuova documentazione sui rapporti tra la Cellini e le strutture pubbliche. Nel frattempo la clinica privata avrebbe ottenuto l'accreditamento e apparterrebbe, insieme ad altre cliniche come la Fornaca e una parte della Pinna Pintor (il 30 per cento) al gruppo Humanitas con sede a Rozzano, periferia di Milano. Gli inquirenti vogliono appurare la correttezza di questo come degli altri accreditamenti con strutture private effettuati da Ciriaco Ferro.
Prosegue intanto l'inchiesta partita dal dossier di Giorgio Grando, ex direttore generale dell'Asl di Novara. Nel documento Grando metteva in evidenza la riduzione degli interventi di cardiochirurgia decisa nelle strutture pubbliche e la contemporanea ascesa delle stesse prestazioni nelle cliniche accreditate Villa Maria Pia di Torino, San Gaudenzio di Novara e Città di Alessandria.
(p. g.)

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