Rassegna stampa su Giovanni Rissone


da La Stampa del 17-08-2001

Dal Piemonte all'Oriente i nostri dottori fanno scuola all'estero. Sanità, la Cina sceglie il "modello Torino". Il Giovanni Bosco esporta a Pechino l'emergenza sanitaria

Clicca per scaricare l'articolo originale (formato pdf) I medici del San Giovanni Basco insegnano pronto soccorso in Cina. Il modello di emergenza creata dall'Asl 4 sarà adottato in 18 ospedali, fra cui il General Hospital di Pechino, centro di riferimento per altri 300 ospedali militari. Ieri pomeriggio, a Malpensa, è atterrata la settima delegazione diretta a Torino: medici, infermieri, ma anche personale amministrativo, "perché - spiega il dottor Giovanni Rissone, direttore generale dell'Asl 4 - un sistema d'emergenza efficace richiede non solo il coordinamento di chi sta in prima linea, ma precede che anche il personale ospedaliero negli uffici sia in grado di sbrigare le pratiche e impostare i servizi con i tempi del pronto soccorso". Il modello-Torino sarà utilizzato in Cina nell'intera riprogrammazione della politica sanitaria ospedaliera, e sarà il sistema di emergenza per le Olimpiadi del 2008. In cambio, i dottori del San Giovanni Basco impareranno la medicina tradizionale cinese e tibetana, "che - spiegano - potrebbe essere utilizzata per risolvere il 35-40 per cento dei casi non grave che oggi giungono in pronto soccorso". Medici della prima ora. Così Giovanni Rissone ha battezzato il nuovo sistema di primo intervento. "Si tratta del superamento della tradizionale organizzazione delle reperibilità degli specialisti - spiega quando in ospedale arriva un'emergenza non si può aspettare che uno specialista arrivi dal reparto o addirittura da casa. A volte non c'è neppure un minuto da perdere. Ogni medico che si occupa di primo intervento deve essere in grado di affrontare qualunque tipo d'emergenza, dalla pediatria alla ginecologia, della piccola ortopedia alla rianimazione. Al San Giovanni Bosco, inoltre, non esiste rianimazione legata ai reparti, ma un solo unico centro, a cui fanno riferimento tutti". Responsabile delle relazioni internazionali dell'Asl 4, che sotto l'egida del ministero Affari Esteri sta portando avanti questo progetto, è il dottor Carlo Bagliani. È stato lui a inaugurare i corsi di emergenza in Cina, presto tornerà a far lezione di Politica sanitaria. "In Cina stanno passando da un sistema privatistico a un sistema misto pubblico-privato - spiega -. Una grossa intuizione di Mao è stata dire che la salute non è un diritto, ma un dovere del cittadino. Altra intuizione positiva è stata quella di salvare i centri di medicine tradizionale. Il problema è che oggi, a chi sta male e non può pagare, non viene neppure inviata l'ambulanza. Solo a Shanghai, che pil positivo del 13-14 per cento, esiste un sistema in cui la municipalità copre l'85 per cento del costo del pronto intervento in ospedale. L'obiettivo della Cina, come il nostro, è far si che tutti gli ospedali possano offrire la garanzia di un intervento efficiente". Sette le delegazioni già approdate a Torino. Un ottava arriverà a settembre. A dicembre s'attende un'altra tranche di medici, infermieri, personale amministrativo. Gli scambi Italia-Cina dureranno tre anni: "Parte dei medici che seguono i nostri corsi sono scelti dai cinesi, parte da noi, che verifichiamo poi direttamente negli ospedali la corretta applicazione del modello-Giovanni Bosco". Pechino, Shanghai, Nanchino, Wuhan, Beijing, Lhasa: sono solo alcune delle città dove si sta riprogrammando l'emergenza sanitaria. Centri importanti, ma anche città meno note del centro e del sud del Paese: Shiyan, Chengdu, Kumming. È la Cina che ha scelto Torino e il San Giovanni Bosco. Nel '97, il dottor Carlo Bagliani e il dottor Giulio Fornero (oggi direttore sanitario del San Giovanni Bosco) hanno partecipato a un convegno promosso dalla Regione in Cina. Qui hanno presentato una relazione sull'emergenza, che ha evidentemente interessato i cinesi. Il dottor Bagliani ha ottenuto per questa missione un contributo del ministero degli Affari esteri. "Il progetto è partito appena possibile, i risultati sono straordinari, e presto, probabilmente, esportare lo stesso modello sanitario nella Corea del Sud".
Accossato Marco

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