Rassegna stampa su Giovanni Rissone


da Il Giornale del 15-08-2001

Bimbo operato alla gola

Disputa tra ospedali. L'Asl 4: "In pochi per le urgenze"

Clicca per scaricare l'articolo originale (formato pdf) "Quando si presentano emergenze di questo genere, si chiede aiuto agli altri ospedali. Ma non è vero che ci sono centri che si sono rifiutati di intervenire". Ferruccio Massa, direttore generale dell'Asl 10, difende il Regina Margherita di Torino. Michel O., il bambino di 2 anni arrivato all'ospedale Agnelli di Pinerolo con la carotide destra recisa, non è stato operato dal medici dell'Infantile. "Ma quando possono intervengono - dice il manager -. In questo caso, il loro chirurgo vascolare non era disponibile. I miei sanitari hanno chiesto l'assistenza del San Giovanni Bosco perché il loro primario di Rianimazione, Enrico Visetti, per molti anni ha prestato servizio qui all'Agnelli. Ma avevamo pronta una riserva: da Alessandria si erano già detti disponibili a mandare i loro chirurghi".
Massa smorza le polemiche.
Tutto regolare, secondo lui. Ma Giovanni Rissone, il direttore generale dell'Asl 4, che comprende il San Giovanni Bosco di Torino, lancia i suoi strali contro chi non sa trattare le urgenze. "Il fatto - osserva - è che i soldi per l'emergenza non li prendiamo noi, ma altre strutture. In altre parole il nostro ospedale copre settori di emergenza che sarebbero delle Molinette o del Cto, però il relativo budget è rimasto a loro. E nonostante questo, a noi viene detto che siamo in disavanzo", dice riferito ai conti del secondo semestre del 2001, commentati con dure parole dall'assessorato regionale alla sanità. "Il budget dev'essere spostato - ribadisce Rissone -. Non è giusto che rimanga su strutture che non coprono più l'emergenza per Torino Nord. O per lo meno ci dev'essere un riconoscimento economico per chi queste cose le fa e addirittura si sposta in altre strutture per salvare la vita della gente". Il primario-simbolo del San Giovanni Bosco, Visetti, dice che il loro "è il modo di fare "ospedale dell'emergenza". Quando il nostro intervento è vitale, partiamo senza far ci troppe domande. Tra un chirurgo sano e un bimbo malato, non ci sono dubbi: deve spostarsi il medico".
Le condizioni del bambino, intanto, migliorano. Michel, che è d'origini nomadi, si era tranciato la gola con i vetri di una porta di casa, contro la quale era andato a sbattere giocando. Forse il battente montato non era sicuro. "La legge - spiegano all'Alfaser,una ditta di installazione di porte - adesso prevede l'utilizzo di vetri multistrato, che evitano proprio inconvenienti come questo". Il bimbo è ancora ricoverato nel reparto di rianimazione del San Giovanni Bosco, ma presto potrà essere spostato al Regina Margherita. "Le sue condizioni ci danno buone speranze", conferma Visetti. Che lunedì sera, quando i medici dell'Agnelli hanno portato i primi soccorsi al piccolo Michel, si trovava proprio a Pragelato, in Val Chisone. È sceso dalla montagna e, una volta appurato che i chirurghi vascolari di Torino erano arrivati in sala operatoria (scortati da una staffetta dei carabinieri di Torino e Pinerolo), è andato a preparare il suo reparto al San Giovanni Bosco per l'arrivo del bambino.
"I rianimatori Giovanni Viglianis e Miranda Salvai e i chirurghi Giovanni Durante e Albino Caratozzolo dell'ospedale Agnelli sono stati eccezionali - è l'elogio di Massa -.
Non hanno peccato di presunzione e hanno capito la gravità della situazione. La loro diagnosi era esatta e, mentre operavano il piccolo, hanno avuto la prontezza di capire che ci sarebbero voluti gli specialisti vascolari. Per le rifiniture. L'Agnelli, infatti, non è la colonia di nessuno".
Stefania Aloia

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