Rassegna stampa su Giovanni Rissone


da La Repubblica del 02-08-2001

Ricostruito il volto a un operaio precipitato con l'escavatore in un burrone

Maratona chirurgica per salvare una vita

Clicca per scaricare l'articolo originale (formato pdf) Tredici ore di notte in sala operatoria per ricostruire la faccia ad un uomo. La maratona chirurgica si è svolta al san Giovanni Bosco, l'ospedale che in pochi anni il manager Giovanni Rissone ha trasformato in punto di riferimento per l'emergenza. Un uomo di 45 anni, di Chiaves, lunedì, alla guida di un escavatore, è precipitato per parecchi metri in una pietraia. Stava lavorando per ripristinare una strada forestale che porta sopra il monastero di Lanzo quando ha perso il controllo del mezzo. Drammatiche le sue condizioni: il referto medico stilato da Mauro Medaglia, l'anestesista che per primo lo ha raggiunto (a bordo dell'elicottero del 118), e soccorso, riferisce di "sconquasso del massiccio facciale". Ecco la diagnosi, fatta poi in ospedale dal responsabile del dipartimento di emergenza Enrico Visetti: "La faccia dell'uomo è rimasta intatta solo dalla fronte in su, il resto, mascella, mandibola, naso e orbita, è completamente devastato dal trauma".
L'intervento, in sala operatoria, è iniziato alle 22 con la ricostruzione di un femore fratturato eseguita dall'ortopedico Maurizio Sansoni. Poi, il chirurgo maxillo facciale Luigi Solazzo ha lavorato per ricostruire, centimetro per centimetro, il viso del paziente. Per questa fase operatoria, gli specialisti hanno prelevato alcuni pezzi di osso, di rene e di muscolo da altre parti del corpo, dal collo e dalla schiena. Sono state utilizzate anche placche metalliche. È stata ricostruita l'articolazione della mandibola, la mascella, il naso, le orbite degli occhi. Quindi, dopo una notte intera trascorsa in sala operatoria, l'uomo è stato trasferito in rianimazione.
Ecco il racconto del chirurgo maxillo facciale Luigi Solazzo.
"Quell'uomo era in condizioni disperate. Aveva un buco nella parte centrale del viso. Sembrava gli fosse scoppiata la faccia. Con grande pazienza abbiamo ricostruito le sue sembianze come in un puzzle, partendo dalle zone più salde rimettendo insieme tutti i vari pezzetti fissandoli con delle placche. Il momento più difficile è stato quando abbiamo rifatto la mandibola, passando dal collo, senza punti di riferimento. L'uomo, nella disgrazia, ha avuto fortuna perché il trauma si è fermato a pochi millimetri dagli occhi, anche se le orbite sotto state danneggiate in modo irreparabile. Abbiamo poi operato il naso, ripristinando le cartilagini. Il risultato è molto buono, sono soddisfatto, sicuramente dovrà fare altri interventi fra un anno, perché manca un pezzo di mascella. Ma fare oggi quegli innesti ossei sarebbe troppo pericolose: è troppo alto il rischio di infezioni".
(a.cus)

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