Rassegna stampa su Giovanni Rissone


da La Stampa del 07-10-1993

Le tangenti Elisoccorso per l'elezione dell'on. Garesio (psi)

Maccari torna in carcere

"Si, ho preso 640 milioni"

Clicca per scaricare l'articolo originale (formato pdf) "Si, ho preso 640 milioni, ho preso 640 milioni, che mi erano stati offerti". Eugenio Maccari, ex assessore regionale alla Sanità è da ieri anche ex consigliere regionale, ha ammesso che per il servizio di elisoccorso sono state pagate tangenti, per tre anni consecutivi, dal 1990 al '92. E ha fatto un nome: un parlamentare socialista avrebbe usato quei soldi per finanziarsi la campagna elettorale del 1992. Come noto, Maccari era uno dei maggiori sponsor dell'onorevole Beppe Garesio.
Ai magistrati non è bastato. Dopo tre ore di interrogatorio hanno ritenuto solo parziale la confessione, e Maccari è finito in carcere, alle Vallette. L'accusa di ricettazione e corruzione "per atti contrari ai doveri d'ufficio".
La Procura si aspetta che Maccari spieghi il sistema della sanità: i motivi di certe nomine, i giri di mazzette, i trucchi per l'aggiudicazione degli appalti. Il procuratore aggiunto Marcello Maddalena e il sostituto Giuseppe Ferrando vogliono sapere se dietro la sua lunga permanenza - otto anni - a capo di uno dei più potenti assessorati della Regione vi fossero motivi legati a logiche di finanziamento del suo partito. Ieri gli è stato chiesto di parlare dei suoi rapporti con i leaders locali del psi. Qui la confessione di Maccari si è più volte incagliata. Solo dopo molte indecisioni, a fatica, l'ex assessore ha parlato di un canale romano e di quello torinese, per le ultime elezioni politiche, come destinazione dei 640 milioni delle tangenti "volanti". Alla fine, avrebbe indicato il parlamentare.
Ad accusare Maccari era stato Umberto Minniti, direttore operativo del Consorzio Piemonte Emergenze, che ieri, nel corso dell'interrogatorio condotto dal gip Sebastiano Sorbello, ha ribadito la sua versione: "Per avere il rinnovo della convenzione sono stato costretto a pagare Maccari: 300 milioni nel 1990, altrettanti dopo, 100 milioni nel 1992. Glieli consegnavo in una valigetta nel suo appartamentino nel centro storico". Proprio sotto il naso di Mauro Marucco, sino all'altro giorno responsabile della sede piemontese del consorzio elicotteri, dirimpettaio dell'ex assessore. "Ogni volta che il mio vicino ci vedeva insieme - ha rivelato Maccari - dovevamo inventare mille scuse". Anche Minniti, difeso dall'avvocato Scaparone, rimane in carcere. I giudici vogliono chiarire le discordanze tra i due.
In Procura Maccari si è presentato con i suoi legali, Rossomando e Cellerino: teso, quasi rassegnato. Poche ore prima aveva confidato: "Sono veramente disperato, voi giornalisti non massacratemi". In carcere questa volta è andato senza ferri ai polsi. Non come nel febbraio scorso, quando venne messo dentro per la maxi-tangente per il nuovo ospedale di Asti. Fra il capitano Golini e il maresciallo Filloramo, dei carabinieri di Rivoli, che l'hanno fatto saline su una "Delta", è apparso quasi tranquillo. Il dottor Fernando gli aveva anticipato che, a meno di rivelazioni importanti, sarebbe finito in cella alla Vallette. Stamane lo risente il gip Sorbello, per l'eventuale convalida dell'arresto. Maccari ha anticipato di voler restituire una parte del denaro.
Gianni Armand-Pilon
Alberto Gaino




Parla il presidente ACI


"C'era puzza di bruciato"



Rosario Alessi, avvocato di Caltanissetta, è il presidente di Aci Italia. Lo era anche nell'89 quando il Consorzio che aveva come animatore proprio l'Automobile Club si assicuro il servizio di elisoccorso in Piemonte pagando tangenti all'assessore Maccari. A consegnare materialmente le mazzette fu l'ingegner Umberto Minniti, dipendente di Aci 116, ex responsabile del Soccorso Stradale. Alessi prende le distanze da quell'operazione, che pure la sua associazione rese possibile: "Ce ne andammo dopo un anno, quando ci accorgemmo di non poter controllare il consorzio - spiega il presidente dal Convegno nazionale sul Traffico di Stresa Tentammo di acquisire la maggioranza facendo entrare Ala Service e Sara, ma l'operazione fu bloccata. C'era puzza di bruciato e preferimmo non legare il nostro nome a quella operazione".
[a. con.]

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