Rassegna stampa su Giovanni Rissone

da La Stampa del 30-01-1988

Denuncia dei veterinari

"Troppe le frodi sugli alimenti"

"Necessari maggiori controlli per le carni"

Clicca per scaricare l'articolo originale (formato pdf) TORRE PELLICE - "La salute pubblica possa soprattutto attraverso un'alimentazione con cibi d'origine animale sani. E poiché noi veterinari siamo in grado di assicurarlo, devono darci mezzi e poteri per farlo". Il ragionamento, espresso più volte durante la prima giornata del convegno "Obiettivo far salute" promosso dalla Società italiana di sanità pubblica veterinaria, non lascia dubbi. "Siamo qui - ribadisce il presidente, Gianluigi Redaelli - per promuovere una figura nuova di professionista e ottenere il giusto riconoscimento della nostra funzione".
In altri termini, i circa 3000 veterinari pubblici (ne servirebbero almeno un numero doppio) rivendicano il diritto a tutelare la salute dei consumatori, chiedono di poter dire la loro nella lotta all'adulterazione degli alimenti, nel miglioramento delle tecnologie di produzione e conservazione delle derrate.
"Il 45 per cento degli animali destinati al macello - sostiene la Società - oggi sono allevati con criteri intensive. E ciò mentre appare sempre più difficile il controllo sulla somministrazione di antibiotici e altri farmaci consentiti dalle norme vigenti". Interviene Giorgio Gagliardi, dell'Istituto zooprofilattico delle Tre Venezie: "Nel '51 gli esami prodotti erano oltre 136 mila, nell'85 siamo saliti a quasi 13 milioni. E avremmo bisogno di compiere, per stare un po' tranquilli, almeno 25 milioni di esami. Di fronte al crescere delle esigenze che cosa abbiamo a disposizione? Strutture inadeguate, organici carenti, finanziamenti e programmi scarsi o inesistenti. Inoltre si sta avvicinando la data del 1992, anno in cui cesseranno i controlli veterinari alle frontiere".
Così non c'è da stupirsi che gli estrogeni costituiscano ancora un ottimo investimento e facciano prosperare, accanto al mercato legale della carne, la piaga della macellazione clandestina. "Ma un'altra, altrettanto fuori norma, rischia di essere legittimata - spiega Giovanni Rissone, della segreteria della Società - È il caso dell'importazione di carne agli ormoni dagli Stati Uniti, in deroga al divieto Cee".
Come opporsi a tutto ciò? "Con una maggiore serietà nell'affrontare il problema - interviene Mario Valpreda, responsabile del servizio veterinario piemontese -. Salvo rari casi, le regioni non si sono dotate degli apparati idonei a garantire controlli efficienti. Basti pensare che, su 173 funzionari regionali delegati a questo compito, solo 47 sono medici veterinari. In alcune, come in Molise e in Calabria, si impiega addirittura personale tecnico-amministrativo".
La denuncia non si ferma qui. "A volte non c'è neppure una netta separazione - sostiene Aldo Rogheto, del Comitato direttivo della Federazione nazionale degli Ordini veterinari - tra professione pubblica e privata e quindi controllore e controllato, essendo la stessa persona, confondono i reciproci ruoli in un frammisto ambiguo e a tutto danno del consumatore. Tutto ciò deve finire. Per questo chiediamo che il legislatore intervenga ribadendo il divieto".
La strada che la Società di salute pubblica veterinaria intende percorrere per svolgere bene il proprio ruolo è dunque lunga e difficile. "C'è una mentalità da cambiare - dice Franco Pezza, docente dell'Università di Milano -. Occorre risalire alla formazione e imporre un adeguamento degli insegnamenti didattici alla nuova concezione della salute. Poi dobbiamo fornire risposte adeguate a quei professionisti spesso disorientati dai repentini mutamenti degli ultimi anni".
La figura del veterinario condotto esce dal convegno a pezzi o, come dice Aldo Rogheto, "ha fatto il suo tempo". In futuro vuol essere considerato un operatore della salute a tutti gli effetti. "Un professionista che possa intervenire nelle scelte imprenditoriali degli allevatori e degli agricoltori - conclude Gianluigi Redaelli.
Adriano Provera

Torna all'elenco degli articoli