Rassegna stampa su Giovanni Rissone

da Il Pellice del 1987

I risultati di un'indagine compiuta sui bambini in Val Pellice

Abbiamo assorbito poche radiazioni

Il 10 maggio i responsabili sanitari dell'Ussl 43 avevano predisposto, con gli operatori del servizio e fisica nucleare dell'ospedale Mauriziano di Torino la rilevazione dello iodio 131 presente nella tiroide di 83 bambini tra i 3 e gli 11 anni. Non dobbiamo però dimenticare le altre gravi forme di inquinamento

Clicca per scaricare l'articolo originale (formato pdf) Alla presenza di un grandissimo numero di persone, mercoledì scorso nella sala consiliare del municipio di Torre Pellice, l'equipe di operatori del servizio di fisica nucleare dell'ospedale Mauriziano di Torino, guidata dal prof. Checcio, ha illustrato i primi risultati di un'indagine rivolta su di un'ottantina di bambini, riguardante la presenza nella tiroide di iodio 131. La riunione era presieduta dal coordinatore dell'Ussl 43 dr. Rissone, il quale, puntualizzando sulla necessità di evitare atteggiamenti demagogici, considerazioni affrettate e conclusioni rassicuranti senza alcuna credibilità scientifica, ha dichiarato, senza nascondere stupore e perplessità, che l'Ussl della Val Pellice è stata l'unica a promuovere delle indagini che hanno permesso di avere dati quantificabili sul livello di radioattività assorbito.
Molto significativo è stato il paragone con la radioattività presente nel nostro territorio negli anni 60, quando a titolo sperimentale venivano fatte esplodere bombe atomiche nell'atmosfera: il numero di particelle ionizzanti sarebbe pari circa alla metà di quelle presenti allora.
Il livello di assorbimento riscontrato nelle tiroidi dei bambini è risultato rassicurante (136 microSievert) e il valore, riportato come media, rappresenta circa un millesimo delle radiazioni che vengono normalmente assorbite in seguito ad una comune scintigrafia. I bambini sottoposti ad indagine sono stati 83, di età compresa tra i 3 e gli 11 anni. Tale indagine - precisa un comunicato della Comunità Montana Val Pellice - non ha obiettivi diagnostici e non va intesa come screening volta alla evidenziazione di stati patologici, bensì come un'indagine per migliorare il livello di conoscenze sull'argomento.
I dati sono stati analizzati suddividendo i bambini per sesso, età e luogo di residenza per verificare se questi fattori abbiano o meno inciso sull'assorbimento di radiazioni. Per quanto riguarda il sesso si è notato che i maschi hanno evidenziato un livello di assorbimento maggiore delle femmine. Relativamente all'età invece (i bambini sono stati suddivisi in tre fasce: 3-5 anni, 6-8 anni e 9-11 anni) è emerso che i bambini tra i 9 e gli 11 anni hanno assorbito radionuclidi in misura maggiore rispetto alle altre due fasce di età. Questi primi rilievi, hanno affermato medici del Mauriziano, possono spiegarsi con la considerazione che i bambini maschi, sia per educazione, sia per le caratteristiche dei loro giochi, hanno avuto più possibilità di stare all'aperto, quindi più esposti alle radiazioni. Inoltre è supponibile che i più grandi siano meno soggetti alle limitazioni imposte dai genitori. Inoltre è stato appurato che i bambini residenti in campagna hanno assorbito maggiormente rispetto a quelli di paese. Ciò potrebbe essere giustificato considerando per questi il più agevole accesso ai prati per i loro giochi, quindi il contatto con la terra e l'erba inquinata. È però necessario considerare quest'ultimo rilievo provvisorio e comunque degno di ulteriore approfondimento, tenuto conto che la suddivisione dei bambini residenti in paese o campagna è stata effettuata solo in base alla sede scolastica.
Questi dati - ha detto il dott. Caruso, responsabile dell'igiene pubblica all'Ussl 43 - sono il frutto di una scelta precisa: è la prima volta che si hanno delle informazioni certe sull'assorbimento di

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della sofisticazione degli alimenti. La nostra attenzione - è questo il significato che abbiamo colto nelle parole del dr. Rissone - è ora giustamente concentrata sui pericoli

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Roberto Rocca

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